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La paura, un meccanismo di difesa che nel neonato è un’emozione primordiale

Il bosco nell’immaginario collettivo, per la sua natura selvaggia, è sempre stato percepito come un elemento inquietante e minaccioso con richiami all’incanto, allo stupore e alla diffidenza.

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Una camminata solitaria attraverso il bosco, in ascolto del più piccolo rumore presente amplificato dal silenzio, ci permette di provare sensazioni profonde che ci fanno accedere alla parte più antica e remota della nostra mente.

È qui che si originano le emozioni primarie che hanno salvato la vita ai nostri antenati.

La paura, un’emozione di difesa 

Le emozioni sono una risposta del nostro organismo alla percezione di uno stimolo esterno.

Fra queste quella che più di tutte ha aiutato la specie umana ad evolversi è la PAURA. 

Tutti gli organismi la provano.

Attraverso un meccanismo complesso, quando ci si sente minacciati o si vede o si sente qualcosa di insolito (pensiamo ad esempio nel bosco di sentire un improvviso battito di ali), passiamo dallo stupore, all’incertezza, allo spavento ed infine alla PAURA.

Paura che sorge in noi nel momento in cui ci troviamo di fronte a qualcosa di sconosciuto.

È questa forte emozione che attiva in noi le energie che ci consentiranno di reagire al pericolo che percepiamo.

Il nostro cervello più antico (quello rettiliano) deciderà che comportamento dovrà adottare l’organismo: fuggire, lottare o fingersi morto immobilizzandosi.

Altre zone del cervello (più lente e profonde) si attiveranno in seguito per mettere a punto un piano di difesa andando a studiare i dettagli della situazione nel suo procedere.

Le reazioni del nostro corpo

Dice Gabriella Falcicchio ricercatrice in Pedagogia generale e sociale dell’università degli studi di Bari nell’articolo “Abbi paura!” della rivista Bambini , Febbraio 2019.

I peli si rizzano perché il corpo resti caldo, le pupille si dilatano per aver maggior campo visibile possibile, la bocca si apre affinché la respirazione orale si aggiunga a quella nasale, i vasi sanguigni periferici irrorano meno per garantire maggior flusso agli organi vitali….”.

Nel neonato è l’evidenza di un’emozione primordiale

Sempre la Dr.ssa Falcicchio fa notare come il nostro sistema neurale sia identico a 200 mila anni fa.

Questo si nota soprattutto nelle prime fasi della vita.

Un esempio è il sonno del lattante.

Come mai se messo a dormire da solo nella sua stanzetta si sveglia più frequentemente rispetto a quando dorme vicino alla sua mamma?

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Data la totale dipendenza dall’adulto il suo cervello è programmato per allertarsi quando si sente solo e quindi maggiormente esposto al pericolo.

Quindi si sveglia e chiama!

Data la funzione adattiva della paura dobbiamo fidarci di essa, accoglierla per permetterle di andare via.

E’ sostanziale la differenza data da un caldo abbraccio, la presenza del corpo e del contatto fisico: ” … il respiro ritornerà regolare, il battito decelererà, la temperatura si stabilizzerà, il sonno interrotto ripartirà'”

Educhiamo i bambini alla paura 

Fidiamoci della paura e riconciliamoci con lei” è l’invito della Dr.ssa Falcicchio .

Chi lavora a contatto coi bambini dovrebbe farsi carico delle paure dei bambini e anche di quelle dei genitori.

Quando un bambino o un genitore esprime questa emozione (pensiamo al momento dell’ambientato) bisogna essere allenati e pronti ad accoglierla per essere di supporto a loro nell’affrontarle.

Sin dalla formazione delle collaboratrici di Baby360 (Tagesmutter, Babysitter e MamAssistant), viene trattata questa tematica.

formazione tagesmutterpost paura

Vengono anche indicate le modalità con cui è necessario affrontare questi momenti con i bambini durante il loro lavoro. 

Apprendono che fondamentale nella gestione della paura è il contatto fisico.

Perché ha un grande potere nel rilassare le tensioni corporee e deve sempre essere coadiuvato dal contatto verbale.

Fondamentale è aiutare a far fluire verso l’esterno questa emozione, nominandola.

In questo modo si educa il bambino ad arricchire il suo vocabolario emotivo.

Le collaboratrici imparano che l’azione educativa dell’adulto deve essere sempre consona al momento, per questo motivo devono essere evitati atteggiamenti che tendono a sminuire o ridicolizzare o negare la portata positiva dell’emozione PAURA.

Occorre tenere sempre presente che:” In un mondo di cui non percepisco con chiarezza i pericoli perché quando ho vissuto la paura mi hanno detto di non averne, posso farmi davvero molto male”.

Dalla PAURA al CORAGGIO …prendiamo spunto dalle fiabe

Avendo l’occasione di esperire la paura si sa che poi passa.

C’è un oltre…

I personaggi delle fiabe ce lo insegnano: attraversano il bosco incontrando creature ed eventi sorprendenti (dal castello stregato alla casetta golosa di Hansel e Gretel, dal nano maligno al letto principesco) portano con sé la paura dell’ignoto ma anche la curiosità e il desiderio della scoperta, questi sentimenti permettono a loro di compiere un’evoluzione conoscitiva.

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Il bosco è visto come luogo di confine attraversato il quale si giunge ad un nuovo approdo esistenziale.

La Dr.ssa Falcicchio conferma l’importanza del ruolo dell’adulto nel sostenere e accompagnare il bambino nel desiderio di attraversare la PAURA per esperire la “più forte delle virtù: il CORAGGIO.

E allora premettere ai bambini di fare questa esperienza (esclusa quella che mette a repentaglio l’integrità, il rispetto e la salute) vuole dire fargli un grande DONO.

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